Oscuro Sarà Lei

 

Ben mi ricordo che pria di partire…
(DeAndrè-Villaggio, “Carlo Martello ritorna…”)

Ben mi ricordo che nel luminoso Novecento quando un pilota (marocchino, se ben ricordo) si spalmò con tutto il seguito – perché aveva litigato con la fidanzata, se ben ricordo – emisi l’acuto e profondo, saggio e accorato, giusto, clemente e misericordioso* verdetto:

Cheppezzodemmerda, cheppossa arrostire all’inferno* per tutta l’eternità.

Oggi, sullo stesso riff, nulla. Ma nulla proprio. Tacet.
E si che il birichino è tetesco, per giunta.

Magari lo studio dello Stoicismo non m’è servito a niente; ma tutti ‘sti anni di allenamento al Relativismo qualcosa hanno fruttato.

* e, si: chissà chiccazzo mi credevo di essere…

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E l’ultimo…

 

Una porta che non si può aprire serve a un sacco di cose.

Ma se è per la sicurezza…

Beninteso, la sicurezza prima di tutto.

Bravi. E buon viaggio!

 

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La Parolina

 

Tutte le volte che in questo blog compare la parola “televisione” un commentatore dal cognome mutevole, ma di solito di nome “Alberto” mi caca (automaticamente spero; non voglio credere che esista qualche essere umano in carne ed ossa tanto sfigato da intrattenersi in un esercizio del genere) una pubblicità di qualche evento televisivo nel filtro antispam.

Unito al fatto che se clicco una volta nel 2008 la pubblicità di un flauto, poi mi si infliggono pubblicità di flauti per sempre, quanto sopra rilevato mi trascina verso la seguente conclusione:

Internet non è come la televisione: è peggio.

L’addio si avvicina a grandi passi.

(ah, dicono che repetita iuvant; dunque: Albe’, vattenaffanculo)

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Intercettazioni

 

io: too sogni
devo compra’ i giga – e poi se ciuccia tutta la batteria.
io internet mobile ce l’ho avuta prima di tutti – e adesso davvero non mi servirebbe a una bella sega.
[…]
…senza conta’ che nel pacchetto del furbofono de [laSignora] è compresa la fibra ottica che mo me installeranno. quindi ce n’ho d’avanzo de internet.
Inviato alle 12:37 di lunedì
io: io ancora je vojo un po’ de bene a internet, anche se somiglia ogni giorno di più alla televisione. ma non me deve veni’ appresso appresso come una sorella piccola. me deve aspetta’ a casa.

(dalla chat fra il MidiMe e una dolce amica di laggiù che cerca di convincerlo a sfruttare appieno le sbalorditive potenzialità del nuovo/vecchio orpello)

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Pregiudizio

 

Noi giovani, si sa, siamo alieni al pregiudizio.

Questo giovane qui ha appena ereditato uno smartphone (la Signora, altra giovane paradigmatica, è appena salita di gamma; e ammazza che felice che è, sembra il MidiMe con un sassofono nuovo…) e prima di cedere al primo impulso – venderlo a un cashconverters e trasformarlo in due stecche di sigarette – se lo vuole studiare e vedere se può servirgli a qualcosa.

Noi giovani, si sa, siamo alieni al pregiudizio.

 

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Tonalità (Ciò Che Il Maestro Non Ti Dice)

Toooo-nalitaaaaaaà
toooo-nalitaaaaaaà
me sento tutta ‘na
toooo-nalitaaaaaaà
(Gabbriellonamiabbella)

In questo post – un altro post del piffero, possono astenersi gli indifferenti – si parla di Maestri veri, con panza, ex moglie, ex figlia e abbonamento a sky pe’ le partite a carico; non di nazisti per lo più immaginari che ti fanno sanguinare labbra dita e chiappe per portarti a fare le quartine a 300 bpm.

Le omissioni in grassetto.

Allievo: Certo fa diesis è una bella rottura di coglioni scusi, Maestro. Volevo dire impervia. È proprio necessario…?

Maestro: Si. Uno dei primi gradini della tua carriera sarà quasi certamente una band pop che suona prevalentemente in mi perché il frontman è di solito un chitarrista tossico e/o ubriacone completamente analfabeta che compone solo in mi, anzi conosce solo il mi, che per noi traspositori è, appunto, fa diesis.

A.: Ah. E… re bemolle?

M.: Prima o poi, soprattutto in musica classica, ti troverai a dover eseguire brani scritti da qualche ex bimbominkia topo di conservatorio che siccome scoprì che la sua prima fidanzatina, che con lui desiderava arrivare vergine al matrimonio, veniva invece regolarmente* e ripetutamente e anzi alla fine abitualmente deflorata secondo e contro natura da un intero corso di clarinetto, odia i clarinettisti e appena può ci ficca trentadue battute co’ sei farfalle per metterti in difficoltà e farti fare una figura di merda coi colleghi in tonalità scomode.
Ma per allora, se sei furbo ti sarai comprato un clarinetto in la, e così je lo metti ar culo anche a lui. Anzi, se non la pianti di fare domande del cazzo ti vendo il mio, che tanto a me non serve più.
Dunque, a studiare. Mi raccomando, col metronomo.

* consensualmente, naturalmente

 

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Luca Pro Luca

 

Luca Sofri Esposito tutte le volte che c’è da parlare di nepotismo ci mette* la faccia – o almeno la firma. Io non so poi quanto “spontaneamente”, ormai è grandicello e magari gli piace di più parlare d’altro. Ma insomma, onore al merito.

Stavolta il consiglio è «fatti furbo»: milletrecento leuri mensili per un anno, all’addiaccio in un cantiere fuori Milano; ma via.

Guardatevi in giro! Qualunque figlio di mediamente apprezzato expolitico giornalista scrittore capro espiatorio del novecento non si accontenta di meno che della direzione di un aggregatore online di dubbia funzione, di penombrosa proprietà e dalle perdite spettacolari (il compenso non è noto – quantomeno a questa redazione).

* variazione borgatara: “je fischieno le recchie”

 

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