Stasera Mi Butto

 

…è arrivato, il merito. SuaSignoria ci ha pensato un po’ su – “Per capire bisogna prendersi del tempo. Per capire bisogna leggere le fonti e verificarle.” – ma il risultato fa impallidire Zola (quell’altro eh…).

Non farò il debunking del debunking, ché mica so’ l’Onorevole Angelin@ io.

Solo duetre piccole sommesse osservazioni.

  • “…dandole per vere e proponendo interrogazioni parlamentari…”

…non so a voi, a me suona un po’ “la mafia non esiste – fino a prova contraria”. Non ci avrei fatto nemmeno caso se non provenisse da un Principe dell’Antimafia.

  • “Le Ong rivendicano la trasparenza dei loro bilanci che si basano su finanziamenti privati…”

Ambè.
…non so a voi ma a me ricorda un signore che diceva “eccomunque non ve lo dico, da dove vennero quei settecentocinquanta milioni: per la praivasi, e poi è passato un sacco di tempo; e insomma non sono cazzi vostri.

  • “…calcolate quanti migranti in meno arriverebbero in Italia, e non perché ne partirebbero di meno, ma perché morirebbero in mare, seppelliti dalle acque,…”

cioè, questi partono in tromba come i lemming della leggenda. Che li aspetti il fondo del mare o un taxi del mare BarcheCheSalvanoVite a 35, anzi a 13, anzi a 12, anzi a 11,5 (fading asintotico) miglia dalla costa, per loro è uguale.
Ci voglio credere.

In conclusione, come mi si confà, un aneddoto da vecchietto:

Ai tempi miei, si portava arrampicarsi sul Colosseo e poi strillare “se il Sindaco non mi riceve/non mi dà la casa popolare/non mi condona le 1200 multe/ mi butto” con intorno una ressa di sfaccendati alcuni dei quali urlanti “buttati buttati”.

Se SuaSignoria fosse stato attivo allora, non ci sarebbe stato bisogno dei pompieri e dei carabinieri: un emissario di MSF avrebbe aspettato l’intraprendente alla fermata della Circolare e l’avrebbe portato al ristorante, a discuterne.

 

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La Giusta Distanza

 

Dal mio nuovo balcone – un sobrio e dignitoso quarto piano che dà su una strada a traffico limitato – vedo passare orde di fica.

Fica di ogni risma, dalle ginnasiali alle manageresse dresscode-ate e frettolose alle nonne ancora non – putativamente – in disarmo; delle quali, anche se è seccante riconoscerlo, una su mille in effetti ce la fa.

E pattinatrici, e cicliste, e podiste; e bagnanti – il mare è a trenta passi, letteralmente – drappeggiate in magliette umide o altri panni parimenti simbolici.

E quasi rimpiango di non avere una pingue scarsella di brillanti da rimettere il circolazione.

La cura è semplice: basta scendere in strada e osservare più da vicino.
Io ormai nelle donne vedo solo i difetti, e quelle poche che non ne mostrano sono fuori dalla mia portata passata presente e futura, scarsella o non scarsella. E lo so fin troppo bene.

Tiè. E senza scomodare ErConte.

[seconda stesura:
Ma perché, oh. Scomodiamolo, oltretutto ormai è di pubblico dominio. Poi è un sacco morto, manco se ne accorge.

Genio. Quale delle due cose stimi che sia più dolce: vedere la donna amata, o pensarne?

Tasso. Non so. Certo che quando mi era presente, ella mi pareva una donna; lontana, mi pareva e mi pare una dea.

Genio. Coteste dee sono così benigne, che quando alcuno vi si accosta, in un tratto ripiegano la loro divinità, si spiccano i raggi d’attorno, e se li pongono in tasca, per non abbagliare il mortale che si fa innanzi.

O, chissà, potrebbe fargli piacere.]

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Ad Hominem Aut Ad Caporalem

 

Ieri Roberto Saviano aveva commentato su Twitter “definire ‘taxi del mare’ barche che salvano vite è grave, soprattutto se a farlo è il vicepresidente della Camera e non un Salvini qualunque”.

Sul merito, Vossia, nient’altro? “Barche che salvano vite” chiude la questione?

…forte ‘sto Twitter.

 

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E Il Settimo Giorno

(oggi tocca articolessa; tanto è domenica, che c’avete da fa’? a messa ce sete stati? scalfari l’avete letto? si, la juve gioca stasera, ma tanto er campionato è finito da mo. eccomunque se internet nun crolla ‘sto sproloquio resta qua, tranquilli)

e a la dimansc, la testa le tagliai.
(“Guardia Guardia Scelta Brigadiere Maresciallo”)

Io da piccolo ero cattolico, o almeno così m’hanno sempre detto. Anzi, finché il mio vescovo non mi caccia personalmente e ad personam sapete che c’è? Lo sono tuttora. Olim, semper.
E col problema del Settimo Giorno ho cominciato a confrontarmi prestissimo, da chierichetto. Modestamente ero un ottimo chierichetto, attento abile sveglio veloce e sicuro; e, sempre modestamente, nelle funzioni solenni o per altri motivi delicate in prima squadra c’ero sempre io. Titolare fisso.

Il Celebrante celebrava, naturalmente; ammaestrava, spiegava, impartiva, consacrava. I fedeli santificavano, più o meno svegli e partecipi lungo le navate, come prescritto. E io? Be’, io stavo a lavora’. E che altro?

Un altro elemento significativo del paesaggio che fa da sfondo al discorso – che, ahivoi, ancora non ho cominciato – è un cugino adulto che avevo allora, rispettatissimo e quasi preso a modello. Oltre a sapere TUTTE le barzellette, faceva l’allevatore e l’agricoltore. Diceva «si, oggi è Pasqua. Ma la vacca non lo sa. Vuole munta (tipica costruzione sardofona), mangiata bevuta (costruzione bassoromana) e pulita anche oggi».

Questi insegnamenti me li sono ritrovati nel fardello quando sono passato (o ho tentato di passare, è irrilevante ormai) allo spettacolo.

Noi dello spettacolo, l’ho già scritto ultimamente e lo ribadisco, lavoriamo soprattutto quando voi riposate, o credete di*. “Soprattutto” perché noi dobbiamo preparare in qualche retrobottega ciò che tenteremo di vendervi; come la vacca di poco sopra noi vogliamo studiati sempre (i nostri perfidi colleghi della fiction vi hanno forse insegnato che tu estrai un povero prigioniero da tre anni di campo di stermino e lo siedi al pianoforte e quello TA-TAAAA! suona come BenedettiMichelangeli, anzi è BenedettiMichelangeli;
la triste realtà è che “se sto un giorno senza suonare me ne accorgo; se sto due giorni senza suonare se ne accorge il secondo tenore seduto accanto; se sto tre giorni senza suonare faccio schifo a tutti”).

E questi siamo noi, i divi.
Ma ci sono pure la cassiera, il bibitaro, il buttafuori…

***

Oggi vi sento tornare a discutere dell’apertura domenicale degli esercizi commerciali e, che siate favorevoli o contrari, me fate (me famo: che sto a fa’ io qua?) pena (i contrari me fanno anche un po’ schifo, visto che il Fondatore stesso ha proclamato il diritto di tirare fuori l’asino dal pozzo di sabato; e quello che stanno tentando è di riservare a sé stessi la definizione di “asino”**).

Pe’ me pure il pra deve essere aperto la domenica. E alle due di notte. Altro che l’ikea… Tutti i pizzicaroli magari no, ma uno a tiro di taxi deve esserci. Se ci riescono le farmacie, su…

Può al limite esserci qualche problema con le attività che coinvolgono i cuccioli, ma sospetto che sia più problema di abitudine che altro. E comunque i cuccioli so’ tali dai due (fino ad allora so’ – pure loro – come la vacca de prima: non lo sanno, e vogliono mangiati bevuti e puliti) ai sette anni, eh. O vogliamo continuare a essere anche mammoni?

È necessario che il mondo funzioni 7/7-24/24. Fatelo, per esempio, come i pompieri, che lavorano – o lavoravano, magari hanno cambiato – 12/24-12/48 e amen. E dividetevi il lavoro che c’è.

È necessario, ribadisco. Volete continuare a moltiplicarvi? Fate. Presto il sistema della cuccetta calda dei sommergibilisti sarà la realtà quotidiana di tutti, esclusi forse quelli tenenti tipo da CristianoRonaldo in su.

Ma tranquilli, quelli che ci saranno nati non ci faranno nemmeno caso. Anzi, non potrebbero fare diversamente nemmeno volendo (vedi anche Isaac Asimov: “Il Sole Nudo”***).

* cercare parcheggio nei pressi del cinema con a fianco fidanzata insofferente è la definizione più curiosa di “riposare” che mi viene in mente. Soprattutto se il film l’ha scelto lei, o se al posto di “cinema” ce metti “balletto” (a certi sfigatissimi capita pure questo, non crediate).
** il concetto di “sabato” l’hanno incasinato da subbito, pe’ nun torna’ a sbajasse dopo
*** e vedi anche “…ma ai vostri figli piacerà.” (Marty McFly)

 

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Lutero Te Piscia Er Cane, A Te

 

Dice Socci che siccome il Papa è eresiarca e bestemmiatore, oltre che usurpatore (usurpatore l’aveva detto dar primo giorno, o dar secondo ar massimo), lui…

(saspentz)

…je leva l’ottopermille suo.

Così s’empara.

 

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Umiltà

 

Io credo di essere abbastanza umile da non essere sicuro di avere tutti gli strumenti per decidere sul mio fine-vita (comunque se mi lasceranno metterò bocca, eh…).

Io sono sicuro di non essere abbastanza umile da credere che un bioeticista cattolico ne sappia più di me (intanto sul fine-vita mio. Sul fine-vita, parliamone; ma dubito uguale).

 

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La Prova

 

Oggi avrei una prova ma non sono nemmeno sicuro di essere abbastanza forte da tirare fuori il sassofono dall’astuccio.

 

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