Per Educarli

 

Leggo che una signora veneta – titolare di responsabilità pubbliche, eh; e non l’ha detto al bar – proclama che l’unico modo di educare* i bambini zingari** è sottrarli ai genitori.

Intanto mi segno il segno dei tempi: ben puoi sostenere una idea così, be’, singolare, e viva la libbertà! anzi, te rieleggeranno pure, e magari proprio grazie a questa intrepidata.
Ma se apri un sito di e per pischelle secche aspiranti secchissime qualcuno armato delle migliori intenzioni – nonché di idonei strumenti – cercherà di sbatterti in galera, o almeno di cacarti il cazzo come si deve, alla carta***. E se accompagni il tuo vecchio prozio al treno per la Svizzera, pure.

Nel merito: è un’idea così ovvia che può essere applicata a tutti. In particolare io personalmente indicherei, così sui due piedi: i figli dei nobili, i figli dei cattolici, i figli degli appassionati di FormulaUno, i figli FIVET, i figli dei percussionisti.
Ma sono sicuro, diletti treggatti, che ognuno di voi ha la sua più o meno lunga lista di intervento.

* oso intendere, per “educare”, “assimilare alla suddetta signora almeno quanto basta a non attirare la di lei riprovazione e/o il di lei disgusto”
** lo so che zingari non si dice e poi è pure sbagliato, ma mo non c’ho voglia di scegliere una etnia-sineddoche. E manco di fare un elenco di etnie. Famo a capisse
*** carta: dal bonario “Invito A Comparire” alla famigerata “Carta Bollata”, tutto fa brodo

 

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Agitare Il Cane

 

In un filmetto di parecchi anni fa (io andavo al cinema, figuratevi…) il Presidente Degli Stati Uniti stava per restare appiccicato a uno scandaletto (lo stupretto di una minorennuccia) e allora dichiarava guerra all’Albania. Qualche povero stronzo poi si faceva male, ma sticazzi.

Io non credo di avere molto in comune con quel bel biondone laggiù, ma magari abbiamo visto gli stessi film.

(a semi-proposito: qualche tempo fa so’ stato bannato da un blog abbastanza divertente – tanto che ogni tanto insalutato e silente ci capito ancora – per aver sbagliato una risposta del Trivial; nun me ricordo la domanda, ma io dissi “Tel Aviv”. Che faccio, me riavvicino e ritento?)

 

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Scavalcato In Basso (Almeno Spero)

 

…volevo scrivere due sciocchezze da par mio sull’ “assalto” dei “fascisti” a LaRepubblica ma ho letto una cinquantina di commenti in proposito su ansa e mi è passata la voglia.

…e se non si vedesse la differenza?

 

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CriptoStreghe

 

Nel Medioevo, dicono i miei amici fantasy a difesa dei loro predecessori, TUTTI credevano alle streghe, dunque le streghe esistevano. L’argomento mi persuade, in effetti. Le streghe stesse promettevano, nel bene e nel male, qualche effetto ai clienti. Lo fanno, anche se il mercato è un po’ più – nemmeno poi troppo – di nicchia, ancora oggi…

E la concorrenza reagiva al contratto, a prescindere dall’esito.

Mi viene in mente questo quando penso al Bitcoin*.

Intanto, tanto di cappello a quegli intrepidi protonerd che sono saliti sulla giostra all’inizio e hanno avuto il fegato di restarci fino a oggi compreso – a me certe intuizioni non vengono mai, sigh e sob.

È che io fin dall’inizio non ho capito proprio il concetto base, che vorrei riassumere in:

siccome non mi fido di quella manica di cialtroni dei Governatori delle Banche Centrali (e dei re subito dietro le loro spalle) che – come la Storia ci insegna a sazietà – ci fregano col titolo col cambio e coll’inflazione, quando non direttamente col prelievo forzoso; ché basta guardare quelle facce da marpioni crapuloni che portano

allora affido i miei sudati risparmi a Satoshi Nakamoto, che nessuno ha mai visto, anche perché abbuonbisogno manco esiste** (‘o vedi: l’AmicoImmaginario dei miei amici fantasy riciccia sempre).

E a tutto un complesso apparato di matematiche e di tecnologie che capisco poco (nel migliore dei casi) e sulle quali non ho non dico nessun potere, ma nemmeno nessuna influenza. Non posso nemmeno votare per l’Opposizione fra cinque anni!!!

Certo se è vero quanto dicono, ossia che dietro il rally del bitcoin ci sono le varie mafie*** che diversificano perché cominciano a non sapere nemmeno più dove ammassare i cari vecchi cinquecentoleuri di carta, e i prestanome affidabili e ancora ignoti cui intestare la robba cominciano a scarseggiare, probabilmente la macchina continuerà a funzionare ancora per qualche tempo.

Ma il giorno che un gruppo terrorista – o un servizio segreto nemico, che poi è lo stesso – metterà le zampe fisicamente su uno o due server specifici (io non saprei indicare quali, ma probabilmente chiunque altro si) anche solo per disconnetterli due o tre ore dalla Rete o minacciare di farlo, (più di) qualche culo sanguinerà, come dicono Qui.

Ai futuri Comitati delle Vittime del Bitcoin propongo fin d’ora, come simbolo per le loro iniziative, Il Tulipano.

* oggi per dire ci penso perché apprendo che uno Stato sudamericano con l’acqua alla gola ha pensato di affiancare alla sua svalutata moneta cartacea una nuova e vergine criptomoneta; enpassant: tanti auguri zio Nicolas
** esiste, esiste; e dalle opere lo riconoscerete: il GiornoDelGiudizio – 1 cambierà i suoi due o tre milioncini ₿ di risparmi privati in $, € e £, alle Isole Cayman
*** anche quelle non-illegali, beninteso; StatiSovrani compresi…

 

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Specchio Specchio

 

Autori contemporanei viventi sgomitanti arrampicanti che si proclamano – e certamente lo saranno, non discuto – vittime di plagio.

In stile asciutto, quasi lapidario, i plagiati raccontano fin nei dettagli, praticamente una radiocronaca di quelle di una volta, gli assalti delle orde di plagiari che li assillano e la fitta rete di passaggi con cui li si snida, li si smaschera e li si rintuzza. Un lavoro nel lavoro, poveracci.

Oh, io l’ho capito, il messaggio: so’ così bravo/a che me copiano. Tipo Petrolini.

Bravo/a!*

(…ma co’ tanto machiavelli, tanto campanile, tanto daponte, tanto cellini sepolti e dimenticati da saccheggiare – con tolstoij l’hanno fatto anche i professionisti, anche se alla fine l’hanno pizzicata pizzicati – bisogna essere davvero umili per specchiarsi in […] fino a strappare proprio le piume sue fra le infinite chiacchiere anche di pubblico dominio disponibili, per travestirsi. A meno che, certo, non si abbia nel mirino lo stesso pubblico)

* e, sempre per restare in Petrolini_mode: Grazzie/a(rcazzo)!

 

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Grazie, Eh

 

Da qualche anno (di preciso non so; giusto per restare in tema potrei fare: la durata approssimativa di un matrimonio mio) leggevo l’Editoriale Di Scalfari nello stesso spirito con cui si va la domenica a pranzo dai suoceri, con vassoio di pastarelle ma anche senza (una suocera che deve tenere sotto controllo la glicemia so’ venti minuti de doppiafila davanti alla pasticceria in meno e trenta sacchi deppiù. Chi vi dice che sia una disgrazia).

Qualcosa, lo ammetto, ho bigiato; ma abbastanza raramente.

Ora scopro che l’Appuntamento Domenicale fa parte dei contenuti premium. Non poteva che essere così, d’altra parte: chi glielo dice all’Autore che lui anche no? Si poteva forse provare tipo l’accesso alla Sua saggezza, Maestro, non può essere ristretto ai pochi, ma chissà se avrebbe inghiottito.

Dopo il primo sconforto, ho controllato e verificato che l’opera omnia di Scott Joplin – tanto lui è morto, della vanità sua anche sticazzi – è ancora di pubblico dominio; in pdf, in audio, in video, e parecchie cose anche in formato midi. E insomma, sono sul punto di farmene una ragione.

(oh, a Cesare quel che è eccetera: tutte le mie suocere sono state mediamente gradevoli, cucinavano bene e imbandivano ad abundantiam)

 

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Nostra Patria È

 

Quelli fanno la CoppaItalia a Pechino e il GiroD’Italia a Gerusalemme (poi però, come se fanno gira’ li cojoni se je fanno er parmesan ner Minnesota…!); come stupirsi se la gente pensa che Strasburgo sta in Olanda.

(chi scrive quando era piccolo pensava che il Papa sta a Roma perché Gesucristo era dei dintorni: Palestrina)

 

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