Diabolico A Chi

 

Cara Signorina Carina
(carina, si; con tutto il sederotto sproporzionato e bitorzoluto che i tuoi intrepidi leggins sbandierano – si vede che nel grande AgeOfEmpires della realtà tu il quadro del riso l’hai passato da un pezzo e ora sei alle prese con l’altrettanto spinoso livello delle patatine),

No.

Non voglio contribuire a

[Progetto…
di…
sotto l’egida di…
e di…
AltisonanteOrganizzazioneInternazionale…
che si prefigge di]

sfamare, accompagnare alla pubertà e poi all’età adulta, e mandare all’università miliardi di bambini nell’Africa subsahariana.

Quand’anche non avessi altre ragioni,

è una cazzata che ho già fatto.

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WannaCry – La Parola All’Esperto

 

“Aggiornate sistema operativo e antivirus”
(da Repubblica.it)

– ‘sta moto nun va bene…

– compratene una nova.

Ottimo consiglio, chiaro. Quello che non si capisce è perché ci vuole un Esperto.

 

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“Come Fareste Voi?”

 

Basta, diletti treggatti, con sinecure amene e filioquesche su VezziEUbbieDeiMusicanti o su LaFlottaNegrieraDelMediterraneo; oggi voglio condividere con voi un problema serio, che mi attanaglia fino a levarmi il sonno o quasi:

i puntini di sospensione.

I puntini di sospensione, bene, sono rigorosamente tre (oh, pure questa non è mica legge naturale, però è una convenzione ragionevole e convincente – o quanto meno a me m’ha convinto – e io la osservo; e partiamo da qui facendo finta che sia un assioma).

Ma come si usano in combinazione con ! (punto esclamativo) e ? (punto interrogativo)?

Diventano tre+uno o restano due, affidando il ruolo di terzo alla base del segno?

Come fareste voi?

[oh, io conosco duetre scrittori professionisti cui potrei chiedere, e credere. Ma al momento navigo in acque poche e la papera della mia autostima galleggia a fatica; cosicché non desidero peggiorare la situazione massaggiando eghi (?!?) e vanaglorie altrui]

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Todos Stranamores

che falliti demmerda ‘sti koreani; evidentemente era destinato ai Dardanelli.

 

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Ozioso +++

 

Me so’ attaccato co’ uno (censura di quel_codardo_del_padrone_di_casa permettendo) su un argomento del quale so poco più* di un pezzodicazzo: Il Violino.

A voi, diletti treggatti, confido in confidenza che nella mia lunga ed inutil vita ho conosciuto solo una categoria di persone più vanesia e pallonagonfiata de il musicista: il musicofilo**.

* a parte gli inestimabili insegnamenti della SettimanaEnigmistica e il fatto di aver conosciuto*** a suo tempo due o tre violiniste o aspiranti/sedicenti tali
** in mezzo ci sarebbe il critico, a voler essere pedanti; ma magari se ne riparla
*** il verbo precedente è stato ritirato dall’autocensura stilistica – mi scuso con i lettori di prima e anche con quelli di dopo

 

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Achtung – Ancora Parole

 

Visto che il post sul mio ombelico e dintorni ha causato un crollo nelle visite, diletti treggatti, anche oggi vi voglio raccontare un fatterello personale di cui certamente non ve ne potrebbe fregare di meno.

Io da piccolo andavo molto bene in italiano. Leggevo moltissimo, e quando scrivevo badavo alle concordanze, ai tempi, alle subordinate, all’ortografia, alle virgole. Quando mi veniva fischiato un fallo soffrivo, e non per la punizione in qualche decimale di voto.

Poi ho posato la penna e mi sono dedicato ad altro. E quando quegli altri dentro si occupavano di panni in arno io ero fuori a bruciare tabacco ganja e gomme di motorino.

Continuavo a leggere, però.
Così quando un bel giorno mi capitò in mano un racconto (che probabilmente in origine doveva essere stato un articolo, magari per una rivista o quel che c’era a quei tempi) in cui Swift si scandalizzava – da par suo – per come i giovani contemporanei suoi maltrattavano l’inglese, la cosa mi diede da pensare; almeno per la durata del tragitto fra la mia tazza del cesso e la stalla della motocicletta.

Ma ho metabolizzato il concetto, per quanto nel verso sbagliato. Tanto che quando mi sono capitati fra le mani i primi montalbani – tre-quattro mi piacquero molto, anche se non quanto il più scomodo de gli altri: “Il Re Di Girgenti” – già nemmeno ci facevo più caso.

Oggi che scrivere – e scancellareriscrivere, soprattutto – è diventato comodissimo (leggere, d’altra parte, una tortura o quasi), e treccani.it è appena nella finestra accanto (a portata, mia come a quella di qualsiasi pidocchio di grammarnazi che appena sappia accendere uno smarfo), io scrivo serenamente come (e “quello che” aggiungerei se volessi essere pletorico) cazzo me pare ammé.

rAmen!

 

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Il Sassofono Nuovo Dell’Imperatore

 

Hanno fatto un esperimento – una specie di doppio cieco – sui violini; dal quale è risultato che gli Stradivari suonano benissimo mentre gli altri violini… pure.

Con ciò, chi possiede uno Stradivari continuerà a iscriverlo a stato patrimoniale come una palazzina nel centro storico, e chi possiede una catena televisiva continuerà a cercare di comprarne uno, per ficcarlo in una teca o quantomeno per farsi fotografare mentre lo consegna (in comodato) al giovane genio emergente. O, alle brutte, per iscriverlo a stato patrimoniale.

Il coglione tremebondo – io, per esempio – continuerà a cercare il migliore dei sassofoni possibili e, non trovandolo o non potendoselo permettere, tenderà ad attribuire alla macchina le sue carenze (diciamola tutta in una parola: il suo fallimento): è troppo nuovo, è troppo vecchio, è troppo duro, è troppo morbido, è troppo moderno, è troppo antico, è troppo fino, è troppo spesso.

Il musicista cazzuto suona con quello che ha.

Quanto a tutti gli altri, il cosiddetto Pubblico, vi lascio con le parole di uno dei miei Maestri (casualmente, uno che alla bisogna in mezz’ora ricavava un flauto da una penna biro e suonava quello):

vai tranquillo! di tutti quelli là fuori, nessuno capisce un caro cazzo di musica.

 

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