Bocchini!!!

 

Speranza, il peggiore dei mali:
ti induce a sopportare
tutti gli altri…
(Epitteto Il Greco, forse)

Non temo niente
non spero niente
sono libero
(Zorba Il Greco, forse)

 

Dopo essermi separato – e ancora non saprei dirvi quanto a malincuore – dai sassofoni sto gradualmente rimettendo in libertà, svendendole, le imboccature (altri accessori non ne ho: fra i tanti difetti la mia stagione di musicista non annoverò mai la vanità. E nemmeno l’insicurezza, anche se questa, a ripensarci bene, non sarebbe stata ingiustificata).

(adesso che i più, delusi dall’equivoco e anche magari irritati dalla in effetti invereconda pratica del clickbaiting, che mai si sarebbero aspettati da un blog serio e onesto come questo, hanno abbandonato la lettura possiamo metterci comodi; i superstiti sappiano che è permesso togliersi le scarpe, fumare, scaccolarsi “e dare del bastardo al gatto di bordo”)

È assiomatico, o almeno vi prego di accettarlo come tale per la durata di questo post, il fatto che un sassofonista mediamente curioso e mediamente frivolo tenda a procurarsi, anche con l’alibi di virtute&canoscenza, imboccature di diversi marchi materiali e forme, al fine di ottenere voci diverse dallo strumento; voci delle quali non sarà comunque mai soddisfatto. E che dunque dopo trent’anni di (in)attività sia in possesso di una armadiata di tubetti di plastica o di metallo.

Le mogli considerano tali tubetti – la quasi totalità dei quali non hanno mai visto abbinati al (forse parimenti inutile, secondo loro) tubo principale – spazzatura, senza mezzi termini; e premono perché l’armadio (oh, comunque nel caso mio solo un cassetto: fui abbastanza saggio o fortunato da credere presto ai Maestri che sostenevano che comunque il suono per la maggior parte lo genera il tratto della colonna d’aria a monte del bocchino, quello che ti ha dato madre natura, che non puoi sostituire con uno comprato su ebay) che infestano li custodisce sia liberato e restituito al più presto a un uso più utile: soprammobili passati di moda, bigiotteria, album di fotografie.

E comunque du’ breccole pe’ qualche stecca di paje ce esceno, e dunque sia.

I bocchini del tenore vanno bene anche col CMelody superstite, e perciò mi dispiace amoremio ma me li tengo, tanto che t’ariposi. E anzi rimpiango di non avere otto o dieci bocchini dell’alto per fare i confronti. Ma se insisti me ne compro…

I bocchini del baritono sono più pregiati. Hanno storie, hanno (hanno avuto) ruoli e usi ben definiti, hanno proprietati precedenti stimati e in alcuni casi riveriti.

Però quelli li vendo, vabbene.

Ieri è partito l’ultimo*. Un grosso stentoreo bocchino d’ebanite molto scuro, imponente in bigband, sebbene i risultati migliori li abbia dati con ancie durissime che io personalmente sono stato all’altezza, fisicamente, di usare per un anno o due al massimo.

Addio, comportati bene, spero che il tuo nuovo proprietario ti apprezzi e ti sappia usare per quello che vali; anche lui, almeno per qualche tempo (da quello che ho capito dalle email non c’ha trent’anni – e non so se aggiungere “beato lui”).

* ho mentito. Ma non nasconderò a voi, diletti treggatti, di aver occultato IlVeroUltimo, un bocchino umile ma leggero facile e intimista con un espressivo subtone e sovracuti accessibili anche se un po’ afoni. L’ho sottratto alla liquidazione perché non escludo**, un bel giorno, di munirmi di un altro baritono, magari meno tronfio e prestigioso del mio beneamato baritono mio, quello che m’ha guardato dall’alto in basso per trent’anni eppiù.
L’ho seppellito in un posto noto a me solo, che verosimilmente presto – o comunque prima di averne bisogno – dimenticherò. Ma intanto l’illusione odierna è servita, e il post è scritto
** la speranza, il peggiore dei mali…

 

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Un Giorno Da Pecora

(titolo alternativo: “Signora Mia”)
(titolo alternativo: “Dulcis In Fundo”)

 

Il mio parroco, colui che – per dovere d’ufficio, glie ne do atto – prima di ammettermi alla SantaComunione si informa(va) su se, come e dove adopero il manico della panza; e soprattutto con chi,

è scappato in Spagna (“laggiù, nella fiorente Spagna…” – colta citazione per i treggatti più anziani) a sposarsi.

A sposarsi con, ehm, Pablo (“…quel matto di Pablo!” – colta citazione per i treggatti più decrepiti).

E mica è finita: viene il Vescovo, vuole prendermi per mano.

 

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Caveat Emptor

 

…potrò lucidare i suoi specchi
trascriver quartine a Khayyām…
(F. Guccini)

Dichiara una scrittrice professionista in cui mi imbatto a volte nei miei fancazzismi internettici che

i libri si scrivono per essere comprati.

E io che pensavo* che i libri si scrivessero per essere venduti!!! Ohibò.

Ma forse sono io che, come quasi sempre, ho capito al rovescio: la sottile autrice intende dire che chi è per essere comprato è invece l’Autore.

Guarda che bel libro ho scritto, o Mecenate. O Augusto, o Lorenzo de’ Medici, o Alfonso d’Este.

O DeBenedetti, o Berlusconi.

Comprami.

* non voglio millantare con voi, diletti treggatti: non ci sono mica arrivato tutto da solo. L’ho letto a suo tempo in Isaac Asimov, e mi sono fidato** di lui
** quando ero giovane ero incline a credere all’Autorità; e d’altra parte mi risulta ancora oggi che IlBuonDottore ne abbia venduti un fracco e, insomma, probabilmente sapeva quel che diceva

 

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Sicurezza

 

Sinceramente, non so a chi dare ragione. Per cui finirò col dare ragione al MioCapitano, Agostino.

A me, per dire, una pistola farebbe comodo. Per sicurezza.

…è che non sono mica sicuro che quando al dunque sarò sarei capace di saltare da un quinto piano.

 

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Made In

 

C`è stato un – peraltro breve – periodo della vita del MidiMe in cui egli, ancora pesantemente posseduto inquinato influenzato da un IlFanciullino vanesio e cinefilo avrebbe, potendo, strapagato una motocicletta fermona e/ma ammeregana.

Certo una motocicletta ammeregana fatta in Thailandia non avrebbe inculato sedotto nemmeno loro, nemmeno allora.

(più avanti comprò una AutoItaliana fatta in sudamerica, ma per motivi opposti: era l’automobile meno cara disponibile in assoluto. Derisa e malvista, fece poi il dovere suo; e per allora eravamo già abbastanza grandi da pulirci il culo col ignorare il conventional wisdom)

 

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Noi Sì Che

(titolo alternativo: “Treggatto Chi Legge”)

 

Leggo da qualche parte che Borghezio vende casa per risarcire Kyenge e pagare gli avvocati, e plaudo:
gli insulti da muro del cesso di scuola elementare restino confinati ai muri di cesso di scuola elementare, se proprio non si può abolirli, cribbio.

La contesa politica viaggi su altre frequenze.

Per esempio questo – ma è satira, direte voi; o allora quest’altro che, checcazzo: è un Professore Di Filosofia, a quanto dice (oggigiorno ogni curriculum va maneggiato con cautela e beneficio di inventario).

Per me ancora popcorn, grazie.

 

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Rari Nantes

(titolo alternativo: ” Neolingua”)
(titolo alternativo: “Lo Stiamo Perdendo!”)

 

…ripetuta mille volte
diventa una verità
(Goebbels)

 

Alla finfine, del fatto in sé non mi frega molto. Sono anziano, e non ho prole; e poi sono relativista e non dimentico mai che potrei avere torto.

Ma: succede anche a voi che ripetendo una parola decine di volte la parola perde di senso?

Ecco: io sto solo tentando di restare attaccato al solito vecchio significato della parola “naufrago”.

Ma so che perderò. Anzi, ho già perso.

 

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