Fenice Nera

(titolo alternativo: “Il Relativismo Si Nasconde Nei Dettagli”)

 

come un buon cavallo è un buon cavallo
finché non ti prende la mano una volta,
un buon orologio è un buon orologio
finché non ci mette le mani
l’orologiaio.
(M. Twain)

L’ammiraglia superstite – benché non indiscussa, c’ho un sassofono antico da paura, anche se pressoché privo di valore di mercato – della mia flotta di macchine del rumore è un clarinetto.

Di marca prestigiosa, di gamma alta, di prezzo altissimo; provato e lodato anche da un Grande del ramo, ai tempi (ai tempi in cui bazzicavo i grandi del ramo. Ai tempi in cui credevo di aver bisogno di un clarinetto professionale, e di potermelo permettere. E di esserne degno).

Mi sono affacciato da un riparatore perché cominciava ad essere un clarinetto con le percussioni incorporate; in particolare mi infastidiva un contatto fra due leve metalliche che avevano consumato la cartilagine di sughero nell’articolazione.

La mia intenzione era di dire guarda, potrei farlo io ma non ho voglia di affondare l’Economia ancora peggio, dunque vorrei far cambiare questo sughero.

Il Tecnico ha preso in mano lo Strumento (absit), e l’ha considerato. Poi lo ha criticato. Ha fatto a pezzi il suo stato di conservazione e con esso il responsabile di tale stato.

(me lo facevano anche i meccanici di motociclette, speravo di non assaporare mai più un’umiliazione simile avendo rinunciato alla motocicletta. Ahi me dolente come mi riscossi)

Abbiamo concordato un intervento dieci volte il tempo (e quindici volte il prezzo) che avevo immaginato io.

***

Vabe’, ce ri c’ho il clarinetto.

È diverso. Non so se è meglio o peggio – è che non lo riconosco. Non sono abituato.

E non so nemmeno quanto è più o meno vicino al clarinetto che ho comprato per amore vent’eccirca anni fa, o più. Non mi ricordo.

E se è più vicino o più lontano dalla clarinettità – non parliamone proprio.

Comunque, il bestiolino funziona. Funziona bene. Ed è bello pulito lucido, nero dove dev’essere nero e argento dove dev’essere argento. Per gli occhi è un piacere, anche se io personalmente non sono ancora pronto ad accettare che un clarinetto debba piacere agli occhi.

Quanto ai cambiamenti, ci verremo incontro: un po’ mi adatterò io, un po’ si assesterà lui.

Concludo richiamandomi all’esergo: la questione dell’orologiaio resta ingiudicata – e mai e poi mai mi metterei in battibecco co’ M. Twain, figuriamoci.

Ma intanto devo dichiarare che il mio clarinetto – sarà un bene? sarà un male? – non fa più tic-tac.

Informazioni su ricco&spietato

so' tornato,
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5 risposte a Fenice Nera

  1. siu ha detto:

    Non avresti potuto descrivere la tua sorpresa e per certi versi il tuo sconcerto dettagliandone le varie fasi meglio di così… Vedo in positivo la possibilità che praticando un vecchio clarinetto ridiventato improvvisamente nuovo anche tu imbocchi nei suoi confronti una via di ringiovanimento (non che tu ne abbia bisogno, eh… :-)). Poi mi è venuto da chiedermi, così, non so perchè… e se a qualcuno la stessa cosa anzichè con un clarinetto succedesse con la moglie, causa un chirurgo plastico troppo zelante? Bo’…

  2. ijkijk ha detto:

    Ho un flauto cinesissimo di infima qualità, ma non ne sono all’altezza.
    Da quando esiste youtube riparo tutto da solo. Almeno mi prendo io la responsabilià del probabile fallimento e non devo questionare con nessuno. Oggi ho riparato uno swatch alla faccia di M. Twain

    • ricco&spietato ha detto:

      approccio fra i più nobili! combinazione, io l’ho abbandonato poco prima dell’avvento di yt (non a causa di yt, comunque). grazie dello spunto: ci scriverò un post o due, panciafichismo permettendo.
      (ah: ho un altro clarinetto meno sborone ma al quale sono legato affettivamente, cui ho cambiato i cuscinetti e i sugheri tutto da solo. funziona! esso vive! e ne sono molto fiero.
      …ma non lo farei vedere in giro)
      (ri-ah: il flauto è impervio nonostante l’apparenza amichevole, solidarietà piena)

...dicaaaaaaa...!

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