CaneVecchio III (Più No Che)

 

Il prosseneta di pianoforti che bazzico ora esercita anche l’attività di trafficante di strumenti musicali.

Mi ha mostrato alcuni sassofoni moribondi (uno in particolare morto, anche se forse resuscitabile – resta da stabilire se ne vale la pena), un clarinetto molto economico ma funzionante, e poi chitarre e altri strumenti a corda più o meno della famiglia, che però ho ignorato a piè pari.

E un controfagotto.

Un Controfagotto, cazzo; io credevo che esistessero solo nella storia della televisione italiana.

Dall’aria molto vissuta, ostentava però la marca più prestigiosa che ci sia quanto a legni – ehm – di legno.

Ne ho timidamente chiesto la provenienza o almeno un po’ di storia (qui è periferia estrema; per trovare una grande filarmonica c’è da pedalare un bel po’) ma lo schiavista è stato graniticamente evasivo. Forse per cambiare  discorso mi ha invitato a cimentarmi nel montaggio.

Aiutato più dai miei trascorsi giovanili di entusiasta del Meccano prima e di molestatore di motorini poi che dalla mia esperienza di musicista – a voi, diletti treggatti, posso confessarlo – ne sono venuto a capo. Almeno credo: nella cassa non restava nulla, e tutti i pezzi si sono combinati senza troppi capricci (persino una prolunga opzionale che aggiunge al mostro una nota in basso – ove ce ne fosse bisogno).

Tutti?

No, non tutti.

Sul fondo della cassa ormai vuota giaceva solitario – spiccava avana sul consunto velluto celeste dell’imbottitura – un piccolo triangolo, che avrebbe potuto facilmente essere scambiato per un plettro. Ma che, dato il contesto, e l’implacabile occhio di cotanto investigatore…

L’ancia.

La famigerata Ancia Doppia!

Non mi sono tirato indietro: anch’essa è scivolata al suo (presunto) (da me) posto.

Ho piazzato le mani dove apparivano le probabili chiavi (anche aiutato da certi distanziatori** che già avevo avuto modo di notare, come tutti voi, sul più corrente Fagotto), ho arcuato il palato, atteggiando le labbra in quella posizione professionale che negli antichi e gloriosi Conservatori francesi e mitteleuropei Noi Iniziati chiamiamo chiul de gallén. E ho soffiato.

È uscito un ronzio (beh, aho), tipo un trasformatore di quelli antichi. Spingendo e rilasciando tasti qua e là sono riuscito ad alzarlo ed abbassarlo fino a una quinta, coi suoi bravi semitoni. Qua e là un salto d’ottava, ma non mi si chieda come – visto che non riuscivo a riprodurlo, dev’essere stata magia.

Il bestio è stato dichiarato funzionante. Non da me – io pensavo che probabilmente non sarà stato per quel vagito* che lo strumento è stato a suo tempo pensato, costruito e – sono pronto a scommetterci – pagato dal suo primo proprietario sicuramente più di una automobile, e forse quanto un piccolo appartamento; ma non l’ho detto. Per la mia performance sono stato comunque dichiarato sul campo Gran Visir dei Legni, e forse degli Strumenti A Fiato (quattro note col Bombardino le sapevo fare, e prima o poi magari capiterà); titolo che forse mi tornerà utile in futuro, se e quando dovrò rinegoziare le condizioni di uso del pianoforte.

L’ho poi smontato e rimesso a posto, dopo qualche tentativo anche per trovare la posizione corretta di riposo.

Mai più ho detto – ma solo a me stesso.

* Difettoso lo strumento? L’ancia? L’operatore? Il dubbio, passato sotto silenzio all’atto, e verbalizzato esclusivamente in questa sede, morrà con me – anzi con me e voi. O quantomeno con quanti hanno letto questo sproloquio fin qui
** che ben potrebbero avere (avuto) anche qualche altra funzione più tecnica – purtroppo ciò mi viene in mente solo ora, mentre stendo questo inestimabile reportage

(un’altra medaglietta per questo umile vostro curioso; e l’unico strumento dal quale non sono riuscito a trarre un suono, se non picchiandolo su un tavolo, resta l’Ottavino)

 

Edit anzi dirò di più errata corrige: gli asterischi, vedo, me so’ cascati al contrario. Per questa volta li lascio così; intrigante, irresistibile mix fra senescenza revisioni successive e precipitazione.

 

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3 risposte a CaneVecchio III (Più No Che)

  1. Alex Dubcheck ha detto:

    Quanto è più bello Errata corrige di edit, tra l’altro.
    Lasciamolo pure ai bambini speciali del Post.

  2. Alex Dubcheck ha detto:

    Comunque per me non è uno sproloquio, apprezzo sempre questi tuoi post sugli strumenti

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