Il Target II

 

Non avendo al presente di meglio da fare – e lo stesso, diletti treggatti, dal momento che siete qui vale anche per voi. Non osate negarlo – né da dire, vorrei infliggere all’indifferente mondo circostante un’altra profonda considerazione sugli spacciatori di motociclette di nicchia di cui ho parlato nel post precedente.

Sembrerebbe a questo umile vostro osservatore, forte di quarant’anni di frequentazione di motociclisti, strade, meccanici, concessionari di motociclette; ma di nessuna ulteriore e più prestigiosa qualifica,

che appiccicare a una moto l’etichetta “moto da femmina” non sia una buona idea.

Mi spiego (e se mi sbaglio nelle premesse qualunque correzione, anche rude, sarà ben accetta**):

il novanta per cento del pubblico della motocicletta* è maschile; ed essendo il novantacinque per cento di detto novanta anche maschilista, tu gli dici “moto da femmina” e quelli non la comprano, ebbasta.

Resterebbe il dieci di femmine; ma anche qui: il novantacinque per cento di detto dieci sono virago. La “moto da femmina” non la comprano. Magari se la fanno fare rosa, ma sempre duecento chili e duecento cavalli vogliono. Semmai si faranno poi aiutare a tirarla sul cavalletto.

Insomma, se dal cinque per cento del dieci per cento sottrai anche quelli(e) abbastanza saggi da considerare, al momento dell’acquisto, la prospettiva assistenza e ricambi, e quelli(e) non abbastanza disposti a pagare solo il lusso della nicchia, sedicente o meno che sia,

…alla fine se ne vendi due è grasso che cola.

Non mi sembra una grande campagna, a meno che.

Nel mio obsoleto ma secondo me ancora funzionante sistema operativo, una delle righe di comando più venerate (da me) dice:

Le azioni degli adulti si valutano in base alle loro conseguenze e non in base alle loro intenzioni; e tanto meno in base alle intenzioni dichiarate.

Cosicché magari la ratio del fabbricante non è tanto vendere cinque motociclette o addirittura sei, quanto poter dire agli azionisti di minoranza vabbe’, ordini pochi ma guardate che rassegna stampa.

* oh, famo a capisse: qui parlo di motociclette, non di ciclomotori o affilapavimenti vari
** è invece respinta a priori l’osservazione io la moto da femmina me la comprerei; si accetta da io la moto da femmina me la sono comprata in su.

rimasticazione*** del 23/4: me so’ appena accorto che l’ordine dell’asterischi è toppato. Ma per una volta invece di inghippare di nascosto lascio così.
*** altro che esprit de l’escalier: questo è fancazzismo puro…
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3 risposte a Il Target II

  1. myollnir ha detto:

    Al massimo quelle se compreno la iamaa virago…

  2. Andrea Taglio ha detto:

    Di solito le aziende automobilistiche e/o motociclettistiche hanno pecunia a sufficienza da studiarsi piani quinquennali di marketing e di analisi di mercato.
    Non ti contesto che io non saprei che farmene di una motocicletta (una qualsiasi, intendo, mica solo quella da ‘femmine’), ma idealmente se hanno investito così tanta pecunia e pubblicità su questa zaccata, probabilmente qualcuno* li ha invitati a farlo.
    Probabilmente. Ma probabilmente il mondo è anche pieno di cretini, quindi il mio commento non significa granchè

    * intendo “un segmento rilevante di mercato tale da giustificare l’investimento”

    • ricco&spietato ha detto:

      ma dai, mica stiamo parlando di honda… qui il livello generale mi pare io azienda mediocre faccio queste motociclette mediocri e ne lascio una un paio di mesi a te, giornalista (caporedattore) mediocre; cosicché tu ne parlerai bene (male) sul tuo giornale mediocre.

      …chiaramente me posso sbaja’*: nel caso basti a chi lo preferisce sostituire, nel periodo precedente, ogni “mediocre” con “eccellente”, e via.

      * per dire, sostiene myollnir** che “la borile è una moto meravigliosa”. e c’avrà i suoi motivi
      ** e myollnir è un motociclista d’onore

...dicaaaaaaa...!

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