La Seconda Come Farsa

 

Io – a parte il piano, e rigorosamente in cuffia – non studio più (se mai ho studiato, in realtà). E non suono quasi più, almeno in casa. Se dovessi proprio – e non “devo proprio” praticamente mai – sistemare qualche passaggio qualche dinamica qualche salto con qualche decina di milioni di ripetizioni, mi sono trovato un confortevole e appartato altrove dove (non) farlo.

In casa tuttalpiù spendo qualche breve stacchetto in subtone col cmelody o col clarinetto.
Del quale clarinetto suono solo lo chalumeau, essendomi anche rotto il cazzo di sostenere di mordere di serrare gli angoli e tutti ‘sti mezzucciaccorgimenti con cui i Maestri ti scassano il cazzo quando sei piccolo, per darsi un tono fingendo di correggere il tono tuo.
Insomma, un televisore medio strilla molto più di me.

***

(avete finito co’ gùgol? avete trovato tutto? posso andare avanti? bene)

***

La paranoia dei vicini mi ha zavorrato lungo tutta la mia vita artistica, e non so chi mi tenga* dall’attribuirle una parte importante del mio fallimento professionale. Ho sempre tentato di non avere attriti con loro, quand’anche essi in cambio mi parcheggiassero serenamente in doppia fila sopra la moto ah scusa ma tanto tu prima delle sei non esci mai, come mai proprio oggi, discolpati (eglitace-traditor) o le pulizie il sabato mattina tardi (dalle sette e mezza, diciamo) con the best of adriano celentano ad animare la corvée** e a sovrastare la lucidatrice.

La mia debolezza, il mio terrore segreto non era, in realtà, che mi dicessero sei molesto chiamo i vigili e intanto menamose qua, ma ammazza quanto sei una pippa famo così te regalo una stecca da bijardo, eh?.

Vabe’, acqua passata.

***

Nel mio condominio c’è un principiante che studia il sassofono. Io lo sento quando scendo a cercare la bicicletta. È molto principiante, e anche molto timido, anche per – o nonostante sia – un principiante; ma sticazzi, mica me paga a me pe’ sentisse di’ fa schifo riportamelo la settimana prossima o famme senti’ er sei, lento.
Magari l’ora è un po’ critica, tipo le tre del pomeriggio; ma rigorosamente dentro la legalità, e secondo me anche dentro la buona creanza.

E ci sono vicini che mugugnano, un bavosodemmerda in particolare che probabilmente si crede il MarcheseDelGrillo.

Minacciano carte bollate, addirittura.

Io medito (areggeteme per pietà) di intervenire.

  • Potrei spiegare che la legge permette blablabla negli orari blablabla sempre che la pressione sonora blablabla e perché invece non affittano una villetta ce ne sono certe tanto carine.
  • Potrei dire ah si? allora mo caccio il baritono io; e me metto a studia’ (abbonora eh) i sovracuti coll’accordatore facciamo un’oretta al giorno che voi dite fastidio ma nun c’avete la minima idea
  • Potrei osservare ma perché invece non andate a rompere il cazzo a ‘sti gorilla qua sotto cor martello pneumatico (che abbonbisogno stanno a leva’ una colonna ner garace checcosì centra pure la smart de mi’ fija giacché ce stamo ecchessaràmmai e poi ce casca er palazzo in testa)? paura? timore reverenziale verso i soldi?
  • Potrei avvicinare il musico – che non conosco nemmeno di vista – e dirgli machiccazzo t’oo fa fa’ ‘sto coso tempo cinqu’anni nun servirà più a un cazzo a nessuno e men che meno a te che pe’ allora ancora starai a carissimo amico fidate – comprate invece una stecca da bijardo

Continuerò a pensarci – osservazioni e suggerimenti, diletti treggatti, non sarebbero sgradite/i.

* in realtà lo so chi mi tiene: persino quelle poche tracce di buon senso che mi sono rimaste abbastano alla bisogna
** ammazza quanto fransé oggi, ecchì suì, catrin dené?

 

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5 risposte a La Seconda Come Farsa

  1. giovanni ha detto:

    Mi rendo conto che faccio il classico frocio col culo degli altri, ma i Marchesi del Grillo meritano guerra e non necessariamente da oplita.

  2. myollnir ha detto:

    Da mettere in repertorio, almeno dal terzo minuto:

...dicaaaaaaa...!

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