E Il Settimo Giorno

(oggi tocca articolessa; tanto è domenica, che c’avete da fa’? a messa ce sete stati? scalfari l’avete letto? si, la juve gioca stasera, ma tanto er campionato è finito da mo. eccomunque se internet nun crolla ‘sto sproloquio resta qua, tranquilli)

e a la dimansc, la testa le tagliai.
(“Guardia Guardia Scelta Brigadiere Maresciallo”)

Io da piccolo ero cattolico, o almeno così m’hanno sempre detto. Anzi, finché il mio vescovo non mi caccia personalmente e ad personam sapete che c’è? Lo sono tuttora. Olim, semper.
E col problema del Settimo Giorno ho cominciato a confrontarmi prestissimo, da chierichetto. Modestamente ero un ottimo chierichetto, attento abile sveglio veloce e sicuro; e, sempre modestamente, nelle funzioni solenni o per altri motivi delicate in prima squadra c’ero sempre io. Titolare fisso.

Il Celebrante celebrava, naturalmente; ammaestrava, spiegava, impartiva, consacrava. I fedeli santificavano, più o meno svegli e partecipi lungo le navate, come prescritto. E io? Be’, io stavo a lavora’. E che altro?

Un altro elemento significativo del paesaggio che fa da sfondo al discorso – che, ahivoi, ancora non ho cominciato – è un cugino adulto che avevo allora, rispettatissimo e quasi preso a modello. Oltre a sapere TUTTE le barzellette, faceva l’allevatore e l’agricoltore. Diceva «si, oggi è Pasqua. Ma la vacca non lo sa. Vuole munta (tipica costruzione sardofona), mangiata bevuta (costruzione bassoromana) e pulita anche oggi».

Questi insegnamenti me li sono ritrovati nel fardello quando sono passato (o ho tentato di passare, è irrilevante ormai) allo spettacolo.

Noi dello spettacolo, l’ho già scritto ultimamente e lo ribadisco, lavoriamo soprattutto quando voi riposate, o credete di*. “Soprattutto” perché noi dobbiamo preparare in qualche retrobottega ciò che tenteremo di vendervi; come la vacca di poco sopra noi vogliamo studiati sempre (i nostri perfidi colleghi della fiction vi hanno forse insegnato che tu estrai un povero prigioniero da tre anni di campo di stermino e lo siedi al pianoforte e quello TA-TAAAA! suona come BenedettiMichelangeli, anzi è BenedettiMichelangeli;
la triste realtà è che “se sto un giorno senza suonare me ne accorgo; se sto due giorni senza suonare se ne accorge il secondo tenore seduto accanto; se sto tre giorni senza suonare faccio schifo a tutti”).

E questi siamo noi, i divi.
Ma ci sono pure la cassiera, il bibitaro, il buttafuori…

***

Oggi vi sento tornare a discutere dell’apertura domenicale degli esercizi commerciali e, che siate favorevoli o contrari, me fate (me famo: che sto a fa’ io qua?) pena (i contrari me fanno anche un po’ schifo, visto che il Fondatore stesso ha proclamato il diritto di tirare fuori l’asino dal pozzo di sabato; e quello che stanno tentando è di riservare a sé stessi la definizione di “asino”**).

Pe’ me pure il pra deve essere aperto la domenica. E alle due di notte. Altro che l’ikea… Tutti i pizzicaroli magari no, ma uno a tiro di taxi deve esserci. Se ci riescono le farmacie, su…

Può al limite esserci qualche problema con le attività che coinvolgono i cuccioli, ma sospetto che sia più problema di abitudine che altro. E comunque i cuccioli so’ tali dai due (fino ad allora so’ – pure loro – come la vacca de prima: non lo sanno, e vogliono mangiati bevuti e puliti) ai sette anni, eh. O vogliamo continuare a essere anche mammoni?

È necessario che il mondo funzioni 7/7-24/24. Fatelo, per esempio, come i pompieri, che lavorano – o lavoravano, magari hanno cambiato – 12/24-12/48 e amen. E dividetevi il lavoro che c’è.

È necessario, ribadisco. Volete continuare a moltiplicarvi? Fate. Presto il sistema della cuccetta calda dei sommergibilisti sarà la realtà quotidiana di tutti, esclusi forse quelli tenenti tipo da CristianoRonaldo in su.

Ma tranquilli, quelli che ci saranno nati non ci faranno nemmeno caso. Anzi, non potrebbero fare diversamente nemmeno volendo (vedi anche Isaac Asimov: “Il Sole Nudo”***).

* cercare parcheggio nei pressi del cinema con a fianco fidanzata insofferente è la definizione più curiosa di “riposare” che mi viene in mente. Soprattutto se il film l’ha scelto lei, o se al posto di “cinema” ce metti “balletto” (a certi sfigatissimi capita pure questo, non crediate).
** il concetto di “sabato” l’hanno incasinato da subbito, pe’ nun torna’ a sbajasse dopo
*** e vedi anche “…ma ai vostri figli piacerà.” (Marty McFly)

 

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so' tornato,
Questa voce è stata pubblicata in "E stiamo bei freschi di tasse e tutto, Natalia", 88, Accomodante, arbeit macht frei, cazzeggio libero, Chi Parla Male, Dice Il Saggio, E Che So' Pasquale?, E Chi Se Ne Frega, Le Magnifiche Sorti, lo Strumento si studia a casa... e da piccoli, Ma Anche, Radici, sapevàtelo, tempi moderni. Contrassegna il permalink.

5 risposte a E Il Settimo Giorno

  1. dmitri ha detto:

    Nella prima nota c’è un refuso: un “se” di troppo.

  2. dmitri ha detto:

    Non lo so, ma l’ho letto con piacere ora
    Attuale direi

  3. Luca ha detto:

    Ma er prete che lo teneva er cartellone per segnà le presenze e dar er premio ar vincitore?

...dicaaaaaaa...!

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