Acerba? Ma no…

 

Apologo monologo; in appendice, un dialogo.

La Volpe spense l’Uva poggiandola sul cavalletto laterale e tolse la chiave dal blocchetto, per l’ultima volta; smontò. Laconica come sempre, disse:

«Dovremmo smettere una volta per tutte di assecondare il gigantismo dei costruttori, che ci propongono potenze che non arriviamo mai a sfruttare, cilindrate sempre più importanti – sebbene sia vero che solo la cilindrata ti dà la coppia, e solo la coppia ti dà quella scioltezza nella ripresa, quella forza contenuta ed elegante che alla fin fine costituisce l’unica caratteristica in grado di attirare una femmina sul tuo strapuntino a dispetto delle poltrone in fintapelle (per tacere dell’airbag) delle scatolette dei Muli – rapporti sempre più lunghi e più frazionati, orpelli, gadget, appendici aerodinamiche inutili alle normali velocità di esercizio, e peso, peso, sempre più peso (hanno anche il coraggio di chiamarle on/off; quando nemmeno Ercole in persona la tirerebbe su, se si appuntasse in una cunetta anche di solo mezzo metro…).

No, no. Alla luce delle circostanze, fatte di limiti di velocità, griglie fiscali normative civili e penali, impiego reale/realistico, tipologia delle strade del circondario, qualità dei carburanti normalmente reperibili, e senza tralasciare le capacità tecniche del pilota e le sue condizioni psicofisiche attuali, nonché quelle ragionevolmente prevedibili riguardo al futuro a breve/medio termine (ché nel lungo, si sa, saremo…), quello che ci vorrebbe oggi, se mai, è un duecentocinquanta; bicilindrico, unica concessione all’eccesso; e comunque con due o tre denti di corona in più di come te lo danno, né noi  siamo per anche dei gonzi che si possano ingannare con una velocità massima dichiarata su una rivista compiacente; numero insensato, molto teorico e sempre stentato, quando quello che chiediamo all’Uva di tutti i giorni è soprattutto agilità nella risposta.

E d’altra parte, non ci siamo mai divertiti come con quella novantotto col cambio a destra; anche sottraendo la tara del fatto che avevamo, ehm, diciassette anni.
E d’altra parte, impressionare le altre Volpi con l’imponenza non ci interessa più, se mai ci interessò».

Consegnò la chiave all’AsinBigio che aveva adescato su portaportese punto com, e si allontanò.
Se pure desiderò voltarsi, non lo fece.

***

Marino: Aho, ‘a decrescita. Che nun ce vengano a di’ che semo boni solo a esse’ frugali cor culo dell’artri.
Il Fanciullino: Vedo, vedo. Volontaria?
M.: Bè… le alternative erano impervie e/o fumose e/o wishful thinking-ose poco realistiche; comunque nessuno m’ha puntato ‘na baiaffa.
F.: Scusa: a “prematurata” mi sono distratto e ho perso il filo. Chiedevo: Volontaria?
M.: Volontaria, volontaria, che vor di’ volontaria… è stato detto “se non lo sai cambiare, devi sopportarlo”. Che nun ce vengano a di’ che semo boni solo a esse’ stoici cor culo dell’artri.
F.: Vedo, vedo. E quanto a “felice”?
M.: Non saprei, ancora. Aspetta che vado a cercare un altro pacchetto di fazzolettini; intanto ci penso e poi ti dico.
Comunque quer cinese diceva “chi vi dice che sia una disgrazia” eccetera.
F.: Già. E quel sogno ricorrente, quel thread in russo in cui uno posta

«mi trovo un po’ in difficoltà col mollone dell’ammortizzatore posteriore; mi dicono che La Casa non lo produce più»

e un altro gli risponde

«ah, ma non preoccuparti: c’è un signore in Westfalia Citeriore – un generale-ingegnere della Luftwaffe in pensione – che li forgia a mano nella sua officina, quando ne ha voglia compatibilmente con l’età, la salute e gli altri impegni; sono un po’ cari, ma sono delle vere opere d’arte; ti mando il suo indirizzo in privato, vedrai che in quattro-cinque mesi risolvi e sei di nuovo in strada»

ricordi? Questa notte non lo abbiamo sognato, per la prima volta in tre anni.
M.: Boh. Lo avrà sognato qualcun altro…?

 

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so' tornato,
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Una risposta a Acerba? Ma no…

  1. magneTICo ha detto:

    non saprei…
    però il boom del mercato delle due ruote non mi sembra un gran segnale.
    e lo dico da motociclista.

...dicaaaaaaa...!

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