Fai quel che dico

 

…e (oh, per una volta… onore al merito!) quel che faccio.

Oggi: un Padrone che tentò di applicarmi una variante dello scientific management.

La variante consisteva nel fatto che la “carota” non era costituita dal denaro del cottimo, ma dal richiamo a una certa gratitudine* che – secondo la Proprietà – avrei dovuto all’Azienda, e che però io, arido pigro ed egoista, non provavo; e se la provavo non la esercitavo; e se la esercitavo, non la esercitavo abbastanza.
In realtà fu solo un grosso equivoco: io pensavo di star lavorando, e basta.

Il rapporto di lavoro era a tempo, arrivò a scadenza, non fu – consensualmente -rinnovato. Dovetti anche segnalare, e poi reclamare a muso duro, alcune spettanze dimenticate; le ottenni, ben condite di insulti.

Si dia comunque atto a quel Padrone di non essere uno di quei generali che ordinano attacchi suicidi da dietro la scrivania, ma di essere sempre in prima linea personalmente. E, anche, sempre il primo al pezzo e l’ultimo in branda.

Bravo, cazzo. Così si fa.

Vi parlo di lui perché un infarto ce lo ha prematuramete strappato poche ore fa.

(vorrei solennizzare questo commiato-coccodrillo con una citazione latina, ma non so scegliere fra parce e unicuique)

 

* vi sa, a voi, anche un po’ di attualità stretta? boh; a me si.

 

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so' tornato,
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...dicaaaaaaa...!

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