Le chiavi di casa

 

“…
Forse in seguito i parlamentari m5s diventeranno parte della soluzione; per adesso sono parte del problema. Tra uno qualsiasi di loro e MD’A non avrei molte difficoltà a scegliere a chi affidare le chiavi di casa.”
(Leonardo Tondelli – commento a sé stesso – domenica 17 marzo 2013 17:26:00 CET – il grassetto è mio)

Dice che i grandi scrittori ti scavano nell’anima; e questo è proprio il caso.

Io per qualche tempo ho vissuto poveramente (meno di adesso, certo) e serenamente in una bolla di socialismo.

Ero un dipendente pubblico di basso livello; vivevo in un piccolo, vecchio appartamento in affitto vicino al lavoro, che mi costava un terzo del salario; andavo a lavorare, avevo una morosa, suonavo il sassofono dove potevo, sopravvivevo, leggevo, pensavo ai cazzi miei. Mi tenevo fuori dai guai ed ero abbastanza “sociale”; insomma: abbastanza, per essere io.

Il Padrone di Casa pensava che la sua Proprietà avrebbe dovuto – e potuto – rendergli di più. E in effetti mi richiese un aumento dell’affitto, che sarebbe passato da uno a tre terzi del salario; è il Mercato, sai… se guadagni poco non è colpa mia – se non riesci a guadagnare di più potresti rivedere questo vezzo piccoloborghese di vivere da solo in cinquantanove metri quadri, con tutti i lavavetri polacchi che ci sono in giro (si, è una storia urbana del secolo scorso. A me piacerebbe tanto scrivere di spazzacamini, ma quello che conosco io sono i lavavetri da semaforo. Polacchi).

Insomma, ero sotto sfratto. Ma il Padrone di Casa, essendo una Società Immobiliare, non poteva millantare una figlia zitella cui destinare La Magione, e quindi non poteva ottenerne il rilascio. La legge all’epoca funzionava così. Ci voleva lo Stato di Necessità.

E io pagavo l’affitto e il condominio, ignoravo le pressioni (sotto forma di telefonate continue di Agenti Immobiliari e frequenti visite di veri o presunti interessati all’acquisto, tutte Persone Fisiche, spesso dai modi rudi – ma lo erano anche i miei) e sopravvivevo.

Finché – grazie alla regia di Cossiga, e con il decisivo sostegno dell’altro mio mito politico, lo specchiato Oliviero Diliberto, salì al potere MD’A: si, lui: il custode di chiavi di casa dei sogni di Leonardo.

Uno dei primi provvedimenti che prese – hai visto mai qualcuno a Wall Street, male informato, lo ritenesse un comunista – fu di rimuovere Lo Stato Di Necessità dalla farragine che impastoiava il Libero Mercato Immobiliare.

Tempo un anno, ero per strada col sacchetto. E poi tutta discesa.

Certo, le Grandi Forze Della Storia che dà ragione a chi eccetera. Passata la paura del socialismo, i padroni revocavano il welfare. Non è successo solo a me, e non c’è niente di personale.

Mi si perdonerà, spero, se diffido dei progressisti realisti come MD’A e come Leonardo che lo sostiene. E:

Caro Leonardo,
Magari hai ragione, ma la metafora de le chiavi di casa come vedi si presta a più interpretazioni; questa è la mia storia, ma la legge di cui ti racconto non era ad personam; con essa, MD’A non ha strappato le chiavi di casa solo a me…

Caro Leonardo,
Io lo so che tu sei un impiegato pubblico di livello medioalto, che arrotondi meritatamente con la penna, che vivi in una casa di proprietà e che militi dalla parte giusta; e d’altra parte i miei poteri psicoapotropaici sono così scarsi che i miei auguri non si avverano mai.
Insomma, ti senti al sicuro e probabilmente lo sei.

Ma sei anche un facondo scrittore: lascia perdere le chiavi di casa, scegli una immagine meno sinistra, che rassicuri anche i possibili moderati-progressisti-di sotto.

Tuo, Marino Voglio

 

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so' tornato,
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