Lettera aperta a Giulio Maira

Chiarissimo* Professore,

Naturalmente non entro nel merito delle ragioni che La spingono oggi a richiedere il disconoscimento di una paternità incautamente dichiarata negli anni ’70, e l’annullamento del matrimonio (beh, qui capisco: la Sua età attuale è troppo avanzata per essere costretto a ricorrere a una automobile scoperta per gli spostamenti) con la madre del frutto della colpa, anche perché non le conosco.

Solo una curiosità: nel Suo ricorso si sostiene che “Al momento del matrimonio, oltre 40 anni fa, era un giovane uomo insicuro”, e passi. Però, quando pensa di essere diventato adulto e sicuro? Prima dell’euro? Dopo la specializzazione? Comunque, prima di aprire una scatola cranica, o dopo?

Vorrei inoltre farLe osservare che la motivazione che adduce disonora le nostre comuni Radici Cristiane: le nostre tradizioni situano l’età della ragione ai sette anni, e di regola arruoliamo i neonati.

Pertanto, se proprio non vuol vergognarSi pubblicamente, almeno Si penta in privato. Ne parli al Suo confessore.

Con affetto, il Suo fratello in Cristo

Marino Voglio

*leggo sul sito dell’Università Cattolica “Agostino Gemelli” che Lei è tuttora in attività. Ê un vero peccato, perché mi sembra che il titolo di “Emerito” si addica a Lei come a nessun altro mai. Pazienza, aspetteremo.

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so' tornato,
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